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mercoledì 08 aprile 2020 | 23:07
 Edizione del 09/02/2015
 
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Biografia raffazzonata ed incompleta di uno spacciatore di versi
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Jo Dallera è nato a Zanano, frazione del comune di Sarezzo il 24 ottobre del 1950. Vive a Villa Carcina, dove esercita, con suo fratello Ennio, la professione di meccanico e preparatore di motociclette. Ha collaborato per quattro anni con Radio Brescia Popolare, fino al 1998 - quando l’emittente ha dovuto interrompere le trasmissioni a causa della vendita - con due trasmissioni: “L’angolo del cattivo lettore”, la trasmissione del lunedì su poesia e letteratura, e “Avamposto 46”, La trasmissione del venerdì sera, basata sulla satira e su racconti di fantascienza sociale. Ha collaborato con alcune sue poesie, assieme all’amico poeta “Mahem” Pintossi”, al lavoro del fotografo e regista Gian Butturini, “Incontrando l’Umanità”, un libro di immagini e versi, ed al progetto del professore di filosofia Giulio Toffoli del liceo Copernico di Brescia. Un cd rom dedicato ad “Un secolo al femminile” (tre generazioni a confronto), con una decina di sue composizioni aventi per tema “l’universo Donna”.
Oltre a far parte dell’Associazione Culturale Poetica,La Meteora, assieme al suo amico di penna “Mahem” Pintossi, si occupa di diffondere la Poesia con letture pubbliche, ed insieme hanno costituito il gruppo dal nome sintomatico di “Bracconieri di sogni”. Nel 2001 partecipa ad un concorso di poesia indetto dalla casa editrice Ibiskos finendo tra i finalisti , premiato con la pubblicazione, in parte cofinanziata, dell’antologia “Le strade hanno fame”. La stessa Casa editrice inserisce nell’antologia “autori contemporanei” cinque dei suoi testi più significativi. Nello stesso anno, dopo accurate ricerche, pubblica per le scuole superiori della Valtrompia e per l’Anpi, circa seimila libri sulla Resistenza in Valle. Venticinque canti di libertà e una cronologia degli avvenimenti più significativi accaduti nella provincia di Brescia. Dal primo luglio del 2002 a tutt’oggi, è responsabile, con il giornalista, psicologo e scrittore Ermanno Uccelli, della pagina della cultura del VALTROMPIASET – IL GIORNALE DELLA VALTROMPIA, non senza ironia titolata: “Carta sprecata”. Assieme a due amici: il poeta “Mahem” Pintossi, e l’artista Leo Campanelli, pubblica l’antologia “La leggenda di Lupo che Corre”. Raccontando in versi e citazioni da libri di Jack London “L’odissea bianca” di Roberto Ghidoni nella mitica gara dell’ Iditarod. Alla versione in italiano, all’interno dello stesso volume, vi è la traduzione dei testi in inglese curata dalla poetessa Mara David. Vince in quegli anni un paio di concorsi di poesia, e riceve per l’antologia sulla Resistenza, il premio finalisti nella città di Salò. Ex Repubblica fascista. Negli anni seguenti, pubblica (scritto a due mani, ma più da Ermanno Uccelli che da lui) “Sunkamanitu Tanka”, una spietata denuncia sui danni dell’inquinamento, ed un ulteriore omaggio a Roberto Ghidoni. Con il poeta Franco Lonati da alla “luce”: “Zimmer frei”. Dalla vendita di centinaia di volumi, ricava soldi per aiutare “Medici senza frontiere”, “Emergency” e gli “Amici di Ariwara”. Nel 2012, dopo due anni di duro lavoro, soprattutto da parte dell’amico Ermanno, nascono due monumentali volumi, impreziositi da cartine e foto dell’epoca, dedicati alla Nazione Pellerossa, stampati in sole 10 copie. Dopo aver prodotto decine di segnalibri e di calendari, sugli argomenti più vari, avvalendosi delle fotografie di Gian Butturini, dei pregevoli disegni di Leo Campanelli , e dei versi di “Mahem”, fonda con quattro amici la rivista “Arca Laica”, che rimarrà in vita per soli 7 numeri. Nel 2013 cura due antologie di Fantascienza, scegliendo le migliori storie di sempre. Racconti chiave del futuro per aprire le porte al presente. Nello stesso anno, con la complicità di Andrea Bettini e Nicola Spada, vecchi compagni di viaggio di Radio Brescia Popolare, si ributta nelle onde di Bez Radio. Una Web radio via internet, caustica e irriverente come i suoi conduttori. é stato appellato da alcuni “interdettuali” come “disutile idiota” per non aver guadagnato un “tolino” da tutti questi suoi lavori, ma lui si ritiene il giornalista meglio pagato d’Italia, perché il suo direttore non gli ha mai censurato un rigo.
Quando gli chiesero da bambino, cosa avrebbe voluto fare da “grande”, rispose: “ Io non voglio diventare “grande”. Pare che ci sia riuscito.

Vi lascio con una frase su cui meditare:

“Oh grande spirito, concedimi la serenità
di accettare le cose che non posso cambiare,
coraggio di cambiare le cose che posso cambiare
e la saggezza di capirne la differenza”.


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