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giovedì 20 gennaio 2022 | 14:28
 Edizione del 21/09/2015
 
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Diana, la dea della caccia
Accompagnata dalle ninfe del boschi, le Driadi, e seguita da cani percorreva le selve, con una veste corta, l'arco e la faretra
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Diana, la dea della caccia
( VERSIONE TESTUALE )

Artemide, per i romani Diana, era la sorella gemella di Apollo, nata sull'isola di Delo dall'amore di Zeus e Leto. Aveva molte cose in comune col fratello, ad esempio come le morti improvvise degli uomini erano attribuite ad Apollo, quelle della donne erano attribuite ad Artemide. Era la divinità della Luna, e come Apollo era diventata dea della Luna soltanto quando il suo mito si era confuso e identificato con quello di Selene, che più anticamente era stata la divinità di questo astro. Selene, che i romani chiamavano appunto Luna, era figlia del Titano Iperione e di Thea, e perciò sorella di Helios: come il fratello, percorreva il cielo sopra un carro; ma il carro di Selene era tirato da mucche bianche.
Artemide, come dea della Luna e signora della notte, veniva spesso invocata anche con il nome di Ecate, confondendola con l'antica divinità della stirpe dei Titani. Rischiarando di notte le strade col lume di luna, era considerata la protettrice dei viandanti e la loro guida, specialmente nei boschi. I boschi però, nelle notti di luna, si popolano di animali: lepri, cervi, daini e tutti gli atri animali di bosco; per questo Artemide era anche la dea della caccia, accompagnata dalle ninfe del boschi, le Driadi, e seguita da cani, percorreva le selve, con una veste corta, l'arco e la faretra. Caccia le fiere ma le ama e le protegge. Amando troppo i boschi, la caccia e la vita libera all'aperto, Artemide non avrebbe potuto assoggettarsi al legame matrimoniale; come Atena disdegna il matrimonio e gli omaggi degli uomini e degli dèi. Si racconta però, che una volta Artemide si era innamorata di un pastore bellissimo, Endimione, che pascolava le greggi sul monte Latmo: ella scendeva ogni notte nella caverna dove il pastore dormiva, per sorvegliarlo e le bastava guardalo e stargli vicino in silenzio. Artemide era rappresentata come una giovane dal viso delicato e bellissimo, con l'arco e la faretra e con la veste corta; per la sua qualità di dea della Luna aveva sul capo una corona di stelle o, più spesso, una falce di luna. Le erano sacri tra gli animali, la cerva, il cane, il cinghiale e il lupo; tra le piante, l'alloro, il cedro e l'olivo.


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