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 Edizione del 19/11/2015
 
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I AM THE PEOPLE
Dopo due anni di gestazione sofferta e complicata, ha visto la luce l’interessante libro dedicato a Carl Sandburg ed ai suoi Chicago Poems, per mano dello scrittore, poeta e fine traduttore Franco Lonati
Leggi l'articolo completo in forma testuale ( clicca qui )



I AM THE PEOPLE
( VERSIONE TESTUALE )

A pagina 28 del prezioso volume, vi è questa frase: … un ringraziamento speciale va infine, al poeta e amico Jo Dallera al quale devo la scoperta di Carl Sandburg e della sua poesia. Sono passati 50 anni dall’acquisto dell’antologia dei “Chigago Poems” effettuato in una libreria di Brescia. Ricordo di aver dovuto scegliere tra il tornare a casa, a Villa Carcina, in pullman, o il prendere possesso dell’ultima copia rimasta sugli scaffali. Optai per la camminata, undici chilometri a quindici anni, non sono poi una grande distanza. Ma chi era Carl Sandburg? Una breve biografia scritta da Franco Lonati vi aiuterà a capirlo.

Carl Sandburg (1878-1967)

Carl August Sandburg nacque a Galesburg, Illinois dagli immigrati svedesi August e Clara Anderson Sandburg, il secondo di sette figli, il 6 gennaio 1878.
Sandburg lavorò fin da ragazzino. Lasciò la scuola dopo il diploma di ottava classe nel 1891 e trascorse una decina d'anni facendo i lavori più disparati: garzone del lattaio, trasportatore di ghiaccio, muratore, trebbiatore di frumento in Kansas, lustrascarpe all'Union Hotel di Galesburg prima di cominciare a viaggiare come lavoratore stagionale nel 1897.
Le sue esperienze di lavoro e di viaggio influenzarono pesantemente i suoi scritti e le sue vedute politiche. Come lavoratore nomade apprese molte canzoni popolari che in seguito esegui in molti conferenze. Vide di persona l'aspro contrasto fra i ricchi e i poveri, una dicotomia che istillò in lui la sfiducia verso il sistema capitalista.
Quando esplose la Guerra Ispano-americana nel 1898 Sandburg si arruolò volontario e all’età di vent’anni fu spedito a Porto Rico dove passò giorni interi a combattere solo il caldo e le zanzare.
Dopo il ritorno a casa alla fine di quello stesso anno, entrò nel Lombard College, finanziandosi gli studi come pompiere.
Gli anni di Sandburg al College formarono il suo talento letterario e le sue idee politiche. Durante la frequenza del Lombard, Sandburg si unì alla Società degli Scrittori Poveri, un'organizzazione letteraria informale i cui membri si incontravano per leggere e discutere poesie. Il fondatore degli Scrittori Poveri, il docente del Lombard Professor Philip Green Wright, un eminente studioso e un noto liberale, incoraggiò il giovane e talentuoso Sandburg.
Sandburg affinò le sue doti letterarie e adottò le idee socialiste del suo mentore prima di lasciare la scuola all’ultimo anno. Sandburg vendette immagini stereoscopiche e scrisse poesia per due anni prima che la sua prima raccolta di versi, In “Reckless Ecstasy”, fosse stampato nella stamperia dello scantinato di Wright nel 1904. Wright stampò altri due libri per Sandburg,” Incidentals” (1907) e “The Plaint of a Rose”(1908).
Col passare della prima decade del secolo, Sandburg divenne sempre più preoccupato per la
condizione dei lavoratori americani. Nel 1907 lavorò come organizzatore per il Partito Socialdemocratico del Wisconsin, scrivendo e distribuendo pamphlet politici e letteratura. Nel quartier generale del Partito a Milwaukee, Sandburg incontrò Lilian Steichen che sposò nel 1908.
Le responsabilità del matrimonio e della famiglia sollecitarono un cambio di carriera. Sandburg
tornò nell’Illinois e intraprese la carriera di giornalista Per parecchi anni lavorò come reporter per il Chicago Daih News, occupandosi principalmente di argomenti lavorativi e più tardi realizzando servizi speciali propri.
Sandburg era virtualmente sconosciuto al mondo letterario quando, nel 1914, alcune sue poesie apparvero nella rivista a diffusione nazionale Poetry. Due anni più tardi il suo libro “Chicago Poems” fu pubblicato e il trentottenne autore si trovò sull'orlo di una carriera che gli avrebbe procurato il consenso internazionale. Sandburg pubblicò un altro volume di poesie, “Cornhuskers”, nel 1918, e scrisse un'analisi di ricerca sui moti razziali di Chicago del 1919.
Seguirono altre opere poetiche, oltre a “Rootabaga Stories” (1922), un libro di storie fantastiche per bambini. Questo libro spinse l'editore di Sandburg, Alfred Harcourt, a suggerire una biografia di Abraham Lincoln per i bambini. Sandburg fece ricerche e scrisse per tre anni, realizzando non un
libro per bambini, ma una biografia in due volumi per adulti. Il suo “Abraham Lincoln; The Prairie Years”, pubblicato nel 1926, fu il primo successo commerciale di Sandburg. Egli si trasferì in una nuova casa sul lago Michigan e dedicò i molti anni successivi al completamento di quattro ulteriori volumi, “Abraham Lincoln: The War Years” per il quale vinse il Premio Pulitzer nel 1940. Sandburg proseguì la sua prolifica attività letteraria pubblicando altre poesie, un romanzo, “Remembrance Rock”, un secondo volume di canzoni popolari, ed un'autobiografia, “Atways the Young Strangers”.
Nel 1945 i Sandburg si trasferirono a Fiat Rock, North Carolina. La raccolta di Sandburg ”Complete Poems” gli fece ottenere un secondo Premio Pulitzer nel 1951. Sandburg morì nella sua casa in
North Carolina il 22 luglio del 1967. Le sue ceneri furono riportate, secondo le sue volontà, nel paese natale di Galesburg. Nel piccolo Carl Sandburg Park dietro la casa, le sue ceneri furono poste sotto la Roccia della Rimembranza, un masso di granito rosso. Dieci anni dopo le ceneri della moglie furono poste accanto alle sue.

Vi lascio con una poesia tratta dai “Chicago Poems”, inerente alla città citata.

CHICAGO

Scannatrice di maiali per il mondo,
costruttrice di macchine, serbatoio di grano,
tu che giochi con le ferrovie
e traffichi i prodotti del paese:
tempestosa, rozza, schiamazzante,
città dalle larghe spalle:
Mi dicono che sei selvaggia,
e io li credo: ho visto le tue donne dipinte
adescare sotto i lampioni ragazzi di campagna.
Mi dicono che sei ingiusta, e rispondo: è vero;
ho visto banditi uccidere
e rimanere liberi di uccidere ancora.
E mi dicono che sei brutale.
La mia risposta è: sui visi di donne e di bimbi
ho visto il marchio della lunga fame.
Così ho risposto. E rivoltomi a coloro
che gettano scherno su questa mia città,
a mia volta li ho scherniti, dicendo:
Mostratemi un’altra città che a testa alta canti così,
con l’orgoglio di essere viva e fragorosa e forte e astuta.
Tra magnetiche maledizioni, faticosamente lavorando
ad ammucchiare impresa su impresa,
ecco la grande ardita lottatrice ergersi vivida
tra le piccole effeminate città;
feroce come un mastino dalla lingua pendula,
pronto all’assalto, astuta come un selvaggio
che sfida le asperità del deserto,
a testa nuda, ammucchi, rovini, pianifichi,
costruisci, distruggi, ricostruisci, tra il fumo,
la bocca piena di polvere,
ridendo con bianchi denti,
sotto il peso terribile del destino,
ridendo come ridono i giovani,
ridendo come ride un lottatore ignorante,
che mai ha perso una battaglia,
vantandoti, e ridendo del tuo polso che palpita,
del cuore del popolo che batte nel tuo torace,
ridendo!
Ridendo, il sonoro, rude, schiamazzante riso
della giovinezza seminuda, sudata,
orgogliosa di essere la scannatrice di maiali,
la costruttrice di macchine,
la città che gioca con le ferrovie
e traffica i prodotti di tutto il Paese.


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