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mercoledì 08 aprile 2020 | 22:42
 Edizione del 21/06/2016
 
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Centomila bare di sabbia
A Orlando, in Florida, in un locale per gay, il trentenne Omar Mateen, di famiglia afgana armato di un fucile d’assalto e di una pistola, ha ucciso 49 persone e ne ha ferite 53
Leggi l'articolo completo in forma testuale ( clicca qui )



Centomila bare di sabbia
( VERSIONE TESTUALE )

Non si conosce il numero delle vittime del cosi detto “fuoco amico”provocate dall’intervento delle forze speciali, intervenute più di due ore dopo l’inizio della strage, e forse non lo conosceremo mai. Subitamente l’ISIS ha rivendicato l’attentato, non costa niente e reca pubblicità. Ha detta della moglie, Omar Mateen era poco o per niente religioso, e l’unica cosa che non troverete su Internet, è la frase che un sopravvissuto gli ha sentito pronunciare tra una raffica e l’altra, cioè: “Sto facendo questo affinché gli americani smettano di bombardare il mio paese”. Lungi da me il desiderio di difendere il pluriomicida, ma è pur vero che gli americani assediano e bombardano l’Afghanistan da 15 anni, dall’Iraq non se ne sono mai andati, e nel carcere di Guantanamo sono stati reclusi per anni ragazzini afgani che all’inizio avevano 12, 13, e 14 anni, senza processo e senza tutela giudiziaria.
Il ripristino della democrazia è costato agli Irakeni più di un milione di morti, all’Afghanistan qualche centinaia di migliaia, per non parlare delle future vittime del micidiale uranio impoverito rimasto sul territorio. È per questo che ho rispolverato un vecchio articolo di dieci anni fa, che aveva per titolo “Centomila bare di sabbia”
Noi italiani siamo complici di tutto quello che è successo in Afghanistan e in Iraq, e dovremmo svuotarci le tasche di tutta l’ipocrisia che accompagna il nostro operato. Siamo la nazione al cui interno c’è il Vaticano con la presenza del Papa, teoricamente l’emissario di Cristo e non di Satana Trimegisto. Per capire meglio le parole che seguono, dovreste farvele leggere da altri, chiudere gli occhi e usare l’immaginazione che avevate quando eravate bambini … e un po’ meno rincitrulliti. Cominciava così l’articolo: “Immaginate di star scavando una buca, una piccola buca. Diciamo, una buca larga tre spanne, profonda tre e lunga quattro. Lo state facendo con le mani, le pale e le vanghe sono ormai merce rara in Iraq, Immaginate che sia vostro figlio, il vostro bambino, il fagotto che state seppellendo. Da quello che rimane della gamba sinistra escono rivoli di sangue che disegnano punti interrogativi sul fondo della nicchia, e l’occhio destro proprio non riesce a stare dove voi continuate a rimetterlo. Avete immaginato? OK.
Ora passate alla scena successiva. Avete rubato un badile, il manico è rotto, e il moncone di legno vi taglia la pelle mentre state scavando una fossa più grande. Questa volta si tratta di vostra moglie, dell’unica figlia e del nonno. Non scava tela più lunga di un metro e venti, non serve. Vostra figlia “aveva” sei anni, una scheggia pietosa l’ha lasciata intatta, bella come sempre, a vostra moglie e al nonno non è andata così bene. Quella che voi chiamavate da sempre “La mia rosa del deserto”, ha perso tutti i suoi petali su una mina, e il nonno che era nella casa sbagliata al momento sbagliato, sembra un vecchio ramo consumato dal fuoco. Vorreste piangere ancora, ma non avete più lacrime. Se avete memorizzato queste due scene, fate un ulteriore sforzo, moltiplicate il tutto per dieci, per cento, per mille, per diecimila, ecc. Paragonate poi l’immaginato a quello che avete visto in televisione, o che vi hanno raccontato i giornali con articoli e foto, informazioni e scene, asettiche come le piume sul culo di un angelo. Fatto? OK.
Ora consoliamoci con la convinzione che dopo tutto sono morti sotto bombe “intelligenti”, sotto armi prodotte dalla migliore tecnologia. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se gli americani avessero bombardato l’Iraq e l’Afghanistan con delle semplici bombe idiote. La poesia che segue è stata scritta da un ragazzo vietnamita a sedici anni. Quando l’ho conosciuto io aveva circa vent’anni e i capelli già completamente bianchi. Si invecchia velocemente in tempo di guerra, quelli che riescono ad invecchiare, naturalmente.

LA MODERNA TECNOLOGIA

Una sfera d’acciaio,
che contiene
decine di sfere d’acciaio,
che contengono
centinaia di sfere d’acciaio.
Quando esplode,
migliaia di sfere d’acciaio
schizzano in tutte le direzioni.
La bomba a frammentazione
è stata creata appositamente
per il Vietnam.
Se esplodesse
in una città di cemento,
l’effetto sarebbe nullo,
quando esplode
in un villaggio di legno,
l’effetto rende nullo il villaggio.
Inoltre,
la bomba a frammentazione
non esplode per terra,
ma a un metro da terra,
in modo che i proiettili
colpiscano in parti vitali del corpo
tutti i presenti;
siano coricati, siano seduti,
siano in piedi.
Per il successo
con cui svolge la funzione
per cui è stata creata,
si può sicuramente affermare
che la bomba a frammentazione
sia uno dei prodotti meglio riusciti
della moderna tecnologia.


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