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lunedì 13 luglio 2020 | 22:17
 Edizione del 18/10/2017
 
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Il quinto scenario
L’ultimo mistero in ordine di tempo è quello della morte di “faccia di mostro”, probabile esponente degli SSD, servizi segreti deviati, implicato, pare, nell’attentato dell’Addaura, perpetrato nei confronti del giudice Falcone
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Il quinto scenario
( VERSIONE TESTUALE )

A ritroso, lo strano suicidio del giovane chirurgo che operò Provenzano. Non è molto chiara neanche la lunga latitanza dello stesso Provenzano, né la lobotomia al quale è stato sottoposto. Per non parlare del rapimento Moro, dello strano attentato erroneamente attribuito a Feltrinelli, delle stragi di Milano e Brescia, della tragedia della stazione di Bologna, del caso Mattei, dell’esecuzione del bandito Giuliano, dello strano suicidio del suo braccio destro, della strage di Portella della Ginestra, della morte di Matteotti e della sparizione della sua borsa, al cui interno vi erano le carte che provavano in modo inoppugnabile l’esistenza di tangenti pagate dalla Standard Oil americana a Mussolini Benito ed a suo fratello. La sparizione di Emanuela Orlandi, il caso Ilaria Alpi, potrei continuare per un paio di pagine, ma mi fermo qui per carità di patria.
Ora, ditemi voi, cari rari lettori, con che faccia, con che credibilità, con che statura morale, il nostro ambasciatore in Egitto, (stante i miliardi di euro di affari tra noi e lo stato dei faraoni) possa chiedere al presidente Al Sisi chiarimenti sulla morte di Giulio Regeni? Io, se fossi Al Sisi, risponderei: “Non siete riusciti a chiarirne uno dei misteri ben più gravi accaduti sul vostro suolo, e pretendete di risolverne uno in un paese estero e lontano?” Oppure mi aggrapperei alla Ragion di Stato, che solitamente si traduce in euro o dollari. Ma torniamo al quinto scenario, scenario relativo all’abbattimento del DC-9 dell’Itavia. Persero la vita in quella tragedia quasi novanta esseri umani, oltre ai circa tredici presunti omi-suicidi di persone testimoni dirette o indirette dell’accaduto, avvenuti in seguito. Tornando a bomba, l’opinione comune, anche di individui parzialmente informati e, che l’inabissamento del DC-9, fu la conseguenza di un plausibile errore. Pare che il pilota di un Mig libico si sia fatto scudo del DC-9 perché aveva a bordo il presidente Gheddafi. In un articolo del settimanale l’Espresso, di un mese dopo, si poteva leggere del rifiuto di un medico legale, sul certificare la morte in data postuma del pilota del Mig libico precipitato sulla Sila. Depistaggi continui, sparizione di tracciati radar, omertà dei testimoni, hanno costellato le svariate indagini, e le tentate spiegazioni sull’abbattimento del velivolo dell’Itavia. L’accurata ricostruzione dei fatti che inchiodano alle loro responsabilità i veri autori della strage, si deve all’amore per il giornalismo d’inchiesta e alla ricerca della verità di un coraggioso reporter ed alla non meno coraggiosa moglie: Claudio Gatti, dal 1986 corrispondente dagli Stati Uniti del settimanale L’Europeo, e Gail Hammer, insegnante di lingua inglese e, consulente editoriale per case editrici italiane e americane.
Scrive Claudio Gatti: “Il 27 giugno 1980, alle ore 21 esatte, i radar di Fiumicino cessavano bruscamente di registrare le battute della Itavia 870, un DC-9 in volo tra Bologna e Palermo con a bordo 81 persone. L’aereo sembrava scomparso, ma dopo alcune ore spese in frenetiche quanto disordinate ricerche, si raggiungeva la certezza che era caduto in mare a nord di Ustica. Non c’erano superstiti.” Prima di intraprendere le sue indagini, Claudio Gatti, si era chiesto: “Se non sono stati gli americani, se non sono stati gli italiani, se non sono stati i libici, se non sono stati i francesi, chi ha abbattuto il DC-9 Itavia nel cielo di Ustica?” Mi è stato raccontato da un amico che aveva visto lo spettacolo di Paolini su Ustica, che alla fine, in modo sommesso ha pronunciato la frase: “E se fossero stati gli Israeliani?” La spiegazione la possiamo trovare nel libro inchiesta del giornalista. Noi italiani, legalmente e senza infrangere nessuna legge internazionale, avevamo fornito al defunto Saddam Hussein le centrifughe per l’arricchimento dell’Uranio, i francesi, dodici chili dello stesso elemento. La paura di Israele, era che se il dittatore avesse avuto altri dieci chili di Uranio, nell’arco di poco tempo avrebbe potuto dotarsi della micidiale bomba atomica. A tutt’oggi Israele possiede circa 200 di questi ordigni, mai denunciati all’AIEA, l’organizzazione preposta al controllo della proliferazione di armamenti nucleari. Succede, che il Mossad, il servizio segreto israeliano, scopre, che la Francia ha intenzione di effettuare un ulteriore spedizione di materiale radioattivo, via aerea, in direzione Iraq. Panico, agitazione, ed inizio esercitazioni per intercettare il volo. Vengono effettuati da Israele, controlli su varie postazioni radar in Italia per individuarne le eventuali falle e, per definire in quale zona del percorso sarebbe stato meno pericoloso intervenire. Ma c’è un problema, i caccia israeliani non hanno la necessaria autonomia, ne per arrivare nei pressi di Ustica, e neanche per volteggiare in attesa del bersaglio. Abbisognano di un aereo cisterna per rifornirsi in volo e, di un velivolo radar che li avvisi dell’avvicinarsi dell’obiettivo. Il 27 giugno, nel pomeriggio, i caccia vengono riforniti, l’aereo radar li avvisa dell’avvicinarsi della preda. Probabilmente i francesi il carico l’hanno inviato prima, o forse non l’hanno mai spedito, fatto sta che il DC-9 viene scambiato per il corriere dell’Uranio e colpito da due missili dalle strane caratteristiche di non lasciare traccia dell’impatto e, 81 esseri umani innocenti di tutto, trovano la loro bara nel mare di Ustica. Nel 1996 il giudice Rosario Priore viene messo al corrente dell’inchiesta del giornalista Claudio Gatti, durata ben quattro anni. Alla luce di questi fatti, come si possono ancora difendere i presunti giornalisti italiani? Ai quarti posteriori l’ardua sentenza.


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