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venerdì 22 marzo 2019 | 06:29
 Edizione del 17/12/2018
 
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GOCCE DI STORIA
Ricerche e proposte di tradizione e cultura locale a cura di Ados Fiordeo Sedaboni
Leggi l'articolo completo in forma testuale ( clicca qui )



GOCCE DI STORIA
( VERSIONE TESTUALE )

Spese per i “medoli” di Pezzaze
1540 settembre 12
A Bovegno “si fa consiglio per le spese fatte dalla Comunità di Valletrompia per i medoli di Pezzaze nella parte toccante a quella di Bovegno. Si danno però questi a Luca notajo che li accetta a rose, e spine promettendo di indennizzare questa Comunità

“Lite colla Comunità di Cimmo”
1542 luglio 12-1543 novembre
Non volendo il Comune di Cimmo- in opposizione a Viviano “Ricchiedei” di Lavone- che ibeni del defunto Giovanni Mutti di Tavernole siano compresi per una parte nel Comune di Pezzaze per la metà dell’entrata(valutata in 16 denari) e avendo il Consiglio di Valle ordinato che quest’ultimo Comune difenda la detta causa, nel 1542 “ s’eleggono soggetti che la trattino” (Libro Consiglj) e duplicato” f.17) nel 1543 si cita la sentenza del Capitano di Brescia “contro quello di Cimmo.

Disposizione in materia di strade
1544 luglio 27-1545
“Eletti dalla Comunità cinque Consoli per governare l’entrate della medesima, e sopra le strade le quali si statuisce che debbano essere larghe brazza sei, essi consoli fanno il disegnamento della strade infradescritte” nel 1544: la strada nella contrada di Rebecco “ sopra l’argine della fucina d’essa Terra”, quella al “Dosso de Ricini” ( cioè al “dòs dè Risi ) quella in Pezzazole, la strada di mezzo, quella in Savenone e in Avano, la strada”dalle Careze andando nella Megue”, nelle Megue, da S.Rocco a S.Apollonio, da S.Rocco a Mondaro, da S.Rocco” per la via delle Casine”, dalla Megua a Pezzazole, da Mondaro al Monte di Mondaro,”Caive e Pisoli,Croce di Mondaro,”Tese di Mangio”, “ dal Valzello delle Bave verso le Plage”, Val Caprino, ! Valle del Naso verso Cerabuso”, “Ponte della Morina verso il Pozzo della Laf”, da Mondaro “ per la via stretta” Olmo, Valle Seresa, da S.Rocco alla casa dei Tegotti, “ le Cese che cominciano” alla casa dei Tegotti, la strada che inizia “nella Frera”, “Milinos”. Casa di Tattedo di Bettino Piardi, “ Torazzo verso Susummo”, pozzo della “Laf alla terra di Stravignino” e “ragioni d’ingresso nel luogo detto Brolo, e Mondaro, e sotto i carbonili di Pezzaze. Nel 1545 si effettuano i termini della strada “dal Pozzo della Lave” che va a S.Apollonio.

Il “ Difensore delle vedove, e pupillo”
1548 giugno 17
“Si crea dalla Comunità il difensore delle vedove, e pupilli.

Delibera dal Novembre 1540 per la peste
“Si posero, e si stipendiarono per giorni trenta le guardie a Santo Zenone per la Peste.
Miniere, forni fusori, fucine e un follo in Valtrompia nel giugno 1586
Un manoscritto della Bibliotca Marciana di Venezia contiene il resoconto della visita compiuta in Valtrompia dal conte Onorio Scotto, “Governatore di Brescia “, in compagnia di Gabriel Cornaro ,”dignissimo Capitano di essa città”, nel giugno 1586.
La Valle risulta avere diciannove Comuni compresi i due “delle Mesane” e 17994 “anime”
A Collio c’è un forno da ferro ce “lavora ordinariamente mesi sei l’anno”; undici le miniere; a Bovegno sono attivi due forni fusori “uno che lavora quasi continuamente e l’altro mesi otto dell’anno” e due fucine grosse nelle quali si “lavora azzale”; a “Pesazi e Lavon un forno che lavora mesi cinque all’anno”, sei le fucine grosse, quattro le fucine “piccole” che lavorano ferri taglienti” e quattro le miniere; a Cimmo e Tavernole: un forno fusorio che non ha lavorato da dieci anni in qua, una fucina grossa e cinque piccole; a Brozzo un forno che lavora otto mesi all’anno, una fucina grossa e mlte piccole “ che fanno chiodi”; a Marcheno: “tre fusinetti” e una fucina grossa; a Inzino sei fucine grosse e dieci piccole “ che lavorano fornimenti da fuogo”, AGardone; tredici fucine grosse e quattro fucine piccole che fabbricano archibusi” a Sarezzo: un forno da ferro e nove fucine grosse; a Le Mesane; cinque fucine grosse e molte piccole che fanno fornimenti e chiodi da cavallo e filo di ferro; A Carcina “ un edificio da carta” , cioè un follo.Per Gardone la relazione inoltre rimarca che “vi è un forno con molte fucine; ed ivi si fanno le canne d’archibuso.


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