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sabato 28 marzo 2020 | 16:20
 Edizione del 15/05/2019
 
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UN TRISTE ANNIVERSARIO

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UN TRISTE ANNIVERSARIO
( VERSIONE TESTUALE )

Una macchina della polizia e una camionetta dei carabinieri si fermarono nel cortile di mio nonno.
Noi ragazzini tutti a correre verso quei lampeggianti luminosi.
Ci fermammo sulla soglia del cancello, incuriositi da tutti quegli uomini in divisa.
Dopo pochi minuti arrivò anche un'auto della RAI.
Cosa stava succedendo a Graticelle?
Ci sentivamo eccitati, come se stessimo partecipando a una serie TV. Gli ingredienti c’erano tutti: le forze dell’ordine, la televisione, i giornalisti.
Tutto quel trambusto ci fece dimenticare il vero motivo di quella che per noi era una meravigliosa rappresentazione.
Bastò lo sguardo di mio nonno a riportarmi con i piedi per terra.
Rientrai a casa, mi sedetti sulla poltrona con lo sguardo rivolto a terra.
Mi sentivo tremendamente in colpa, non so per quale motivo mi vergognai.

Ricordavo quel ragazzo, timido, inconcepibilmente timido: non l'avevo mai sentito pronunciare una parola. Ogni tanto giocava con noi a guardie e ladri. Si nascondeva così bene, ricompariva dopo ore, quando il gioco era ormai finito. Scappava sempre senza salutare, sembrava un essere invisibile, faceva di tutto per non farsi notare. C'era in lui qualcosa che trascendeva la semplice timidezza.
Suo padre era stato ucciso da una fucilata alle spalle sulla porta della stalla.
Rimasi basito a quelle parole di mio nonno. Ha confessato subito il figlio: “só stat mè, ghè la fàe piö”.
Un figlio che uccide il padre... mi sembrava fantascienza. Una storiaccia delle nostre valli che mi è rimasta appiccicata dentro. Un padre padrone violento nei confronti dei figli e della moglie.
Qualche tempo fa mi trovavo nell'officina meccanica di un mio caro amico. L’ho rivisto quel ragazzo ormai fattosi uomo, sempre uguale: timido, gli occhi rivolti a terra, biascicava qualche parola incomprensibile.
Il volto impaurito, rassegnato, spaventato; occhi imprigionati dalla paura di chi nella vita ha sempre e solo sofferto.

Io, come al solito, avevo capito troppo tardi. I giudizi, le parole della gente... bolle d’aria che si perdono nella vastità del cielo. Lo sguardo severo di mio nonno fu l’unico vero insegnamento.

Renzo Cominassi
(tratto da “ Racconti della Valtrompia”)


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