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lunedì 17 giugno 2019 | 11:28
 Edizione del 15/05/2019
 
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Gocce di storia

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Gocce di storia
( VERSIONE TESTUALE )


LE FAMIGLIE DI LAVONE ALL’INIZIO DEL 700
Il Libro dei Morti di questo periodo, durante il parrocchiato di Don Domenico Fada, ci segnala la presenza statistica dei seguenti cognomi:
Fada ( 37 segnalazioni); Porteri 18 ; Piotti 13 ; Bernardelli 11; Richiedei 7; Facchini 7
Amadini, Tegotti, e Zanatta 3 ; Pochetti,Vidilini, Nicolini, Petio, Grotti, e Bravi 2 ;
Raggi, Banelli, Raza, Balduchelli, Bontacchio, Ferraglio, e Bazotti 1.

PER LA CARESTIA
1701 ottobre 4
A causa della “ grande penuria di biade” il Consiglio determona di provvedere mille “some” di miglio e duecento di frumento.

UN MAESTRO NEL FARE MANTICI PER FUCINE
1708 gennaio 31
Compare davanti al notaio Sedaboni in Lavone mastro Giovan Giacomo Ferraglio di Pezzaze, ma abitante a Gardone, “maestro” nel fare i mantici per le fucine e pe i forno. Questi attesta e dichiara che l’anno precedente era stato ricevuto da messer Nicolò Zanetti nella sua fucina di Lumezzane S.Sebastiano e aveva osservato i mantici fatti da mastro Carlo amadini, constatando che quelli erano “ben fatti” e che non avevano alcun difetto. Sono presenti in qualità di testimoni preso il nptaio,mastro Vincenzo Raza e messer Giovan Maria Fada.

LA SOGLIA DELLA PAZZIA
1712 maggio 2
Si cita la morte di Lucia, moglie di Carlo Bernardelli, a 63 anni d’età “cum iam piedem in amentiam incidisset” , dopo aver messo piede oltre la soglia della pazzoa; ella viene tumulata, come altre persone di questo periodo, nella tomba dei confratelli.

PER IL PONTE DI REBECCO
1716 giugno 22-1717 agosto 4
Il 22 giugno 1716 “ cadde , e diroccò il ponte di Robecco, (senza danno d’alcuna persona) quantunque poco prima fosse stato restaurato.
Perciò il 26 giugno seguente i “compartecipi di quel forno “ cioè del forno fusorio di Rebecco, deliberarono di far riedificare il ponte ed il 17 luglio successuvo anche gli interessati, cioè i possessori di beni al di là del ponte s’impegnano a contribuire all predetta spesa per ina terza parte, promettendo per loro Lodovico Porteri.
Costui poi facendosi capo di questi ultimi, avanza la pretesa che il Comune contribuisca alla spesa per il ponte e “ contesta la causa avanti Paolo Mazzoldi Giudice delegato dal Vicario” di Valle, ottiene sentenza favorevole, “adotta la parità del ponte della Frera”. Il Comune si appella contro la sentenza del Mazzoldi e produce di seguito “voluminose scritture”, rilevando le proprie ragioni, cioè
“che quando si trattò di far il ponte di Rebecco, la Comunità di Pezzaze non fu chiamata, ne alcuno intevento per essa; che il Porteri fece figura principale degli interessati che avevano beni di là dal ponte; che refactio pontium, et viarum spectat ad eos, qui proprie praedia possident secondo l’assioma legale; che dispare è la condizione col ponte dell Frera: primo perché a quello contribuiscie la Comubità di Pezzoro per la quarta parte della spesa; secondo perché è situato sulla strada vicinale, e maestra che porta a detta Terra di Pezzoro; terzo perché questa Cpminità ha di là dal ponte della Frera tanta qualità de’ boschi che per esitane le legne e far passare i carboni è necissitata a far essa spesa; che qui si tratta d’una costruzione novissima, non di rifacimento; che il Comune ha tanti altri ponti sopra rivi, e fiumi. a’ quali nulla contribuiscie, e massime il ponte dell’ Ajale, onde inferisce esso Comune non essendo tenuto per ragion pubblica, perché non contribuiscie nemmeno agli altri, e per ragio privata non poter essere astretto se non a proporziobe de’ beni che ha oltre esso ponte: ultimamente che oltre esso ponte prima v’era un semplice sentiero, il quale s’è poi dilatato dopo essersi fatto il forno ricostrutto non più che da anni trenta. Le ragioni più forti del Porteri, e L.L. C.C. erano che ,siccome il Comune spendea nel costruire il ponte della Frera, il quale serve a solo beneficio degli abitanti del Colonello di sopra, così dovea spendere anco nel costruire il ponte di Robecco a beneficio de’ menbri del Colonello di sotto, i quali mediante la diminuizione della tangente loro spettante dell’entrate del Comune vengono a pagare la costruzione del ponte della Frera a beneficio del Colonello di sopra, così esser equo per lo contrario etc. come si ricava da un atto del 4 agosto 1717


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