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mercoledì 13 novembre 2019 | 08:47
 Edizione del 15/05/2019
 
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CRIMINI DI PACE
Ricordo, che a ridosso delle vacanze del 2016, penso fosse meta luglio, mi trovavo nello studio di un dentista. Stavo aspettando il mio turno, e nel frattempo conversavo con un’assistente carina e simpatica
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CRIMINI DI PACE
( VERSIONE TESTUALE )

Parlavamo del più e del meno, delle vacanze alle porte, e di dove i nostri figli avrebbero passato i giorni di ferie. Quando toccò a me, le confessai che avevo deciso di mandare il mio in Afghanistan. La ragazza sbarrò gli occhi, rimase attonita per una trentina di secondi, per poi chiedermi, ma non c’è la guerra in Afghanistan? Si, ammisi, sono 16 anni che si combatte lì, e in questi 16 anni sono morti in quel martoriato paese 50 militari italiani. Nella provincia di Brescia 50 persone muoiono nell’arco di un mese, o per incidenti stradali, o purtroppo per infortuni sul lavoro. L’assistente è rimasta un attimo perplessa prima di confessarmi che in effetti la mia scelta non era del tutto illogica. Secondo la leggenda l’otto marzo del1908 molte operaie persero la vita in una fabbrica di New York a causa di un incendio. Nella realtà, la tragedia avvenne il 25 marzo 1911, sempre nella Grande Mela. Le fiamme causarono la morte di 146 persone, 123 donne e 23 uomini. La maggior parte di loro erano immigrati, tra cui alcuni italiani. I loro datori di lavoro avevano chiuso tutti all’interno dello stabilimento per evitare uno sciopero, e loro, gli operai non avevano il piede di porco d’ordinanza per aprire le uscite di sicurezza. Ora, nel 2019, nessuno potrebbe permettersi un comportamento simile, ma gli operai continuano ad essere vittime di incidenti e a morire. Sfogliando quotidiani e settimanali,e ascoltando notiziari televisivi si ha l’impressione che di morti bianche ne avvengano un paio al mese o giù di lì. Non so da dove derivi la vergognosa abitudine di nascondere sotto il tappeto dell’ipocrisia gli altri cadaveri. Nonostante negli ultimi dieci anni si siano persi un milione di posti di lavoro, e nonostante il proliferare di corsi obbligatori inerenti alla sicurezza, ai metodi antincendio, e al primo soccorso, il numero degli infortuni continua ad aumentare. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Inail, i decessi sul lavoro nel solo 2018 sono pari a 1133, quelli ufficiali, quelli ufficiosi penso si aggirino sui 1400 circa. Più o meno 4 morti ogni giorno, in crescita del 10 per cento rispetto al 2017. Riferendomi alla sola provincia di Brescia, posso scrivere che avvengono due incidenti sul lavoro ogni ora, e che lo scorso anno sono stati registrati 16594 infortuni e 18 decessi. Ricordiamoci che dietro ogni vittima c’è una famiglia, un fratello, una sorella, una schiera di amici, che soffriranno non solo per un giorno, ma a volte per tutta la vita, in alcuni casi anche economicamente., e che sono i lavoratori che contribuiscono in buona parte al prodotto interno lordo della nostra nazione. Vi lascio con una delle foto più significative del “Bracconiere di immagini” Gian Butturini, una poesia alla foto dedicata, e ad un’altra poesia che a lui ho dedicato, a lui e a tutte le innocenti vittime perite nei luoghi di produzione.




PORTO MARGHERA
Torneranno i fantasmi
dei morti a Marghera,
a sputare sulle vostre coscienze,
in notti dal sonno agitato,
mentre bramosi, in sogno,
cercate di mandare a memoria
le arringhe infinite
dei vostri avvocati eleganti,
per scoprire se Dio
anche stavolta sarà dalla vostra parte.
Servi del profitto anteposto a tutto,
ogni dollaro una goccia di sangue,
ogni marco una perla di sudore malato.
Con che coraggio,
accarezzavate i vostri figli,
VOI!
Sicari indifferenti,
di uomini scomparsi sotto il segno del cancro.

E HO VISTO…
E ho visto, o forse non ho visto,
la falange di un indice
rotolare su un tappeto di segatura.
E ho visto, o forse non ho visto,
due mani frantumate
da una cassa di venti quintali.
E ho visto, o forse non ho visto,
un fantoccio di stracci
tra una matassa di trucioli
dall’altro lato del tornio.
E ho visto, o forse non ho visto,
una barra d’acciaio
cadere come una bomba
su un femore che non si chiamava Hiroshima.
E ho visto, o forse non ho visto,
un braccio sinistro triturato
da denti di acciaio cementato.
E ho visto, o forse non ho visto,
un monocolo di alluminio
sul viso urlante
di un manovale di fonderia.
E ho visto, o forse non ho visto,
un elettricista senza pinne scivolare
in un una piscina di ghisa fusa.
E ho visto, o forse non ho visto,
un uomo bianco diventare nero
per un fulmine artificiale.
E ho visto, o forse non ho visto,
un muratore slavo volare dal terzo piano
di una costruzione abusiva.
E ho visto, o forse non ho visto,
verghe impazzite
fiocinare pancreas
in trafilerie di cavi di rame.
E ho visto, o forse non ho visto,
sette operai in fiamme
ardere come torce
nei capannoni della Thyssen.
E ho visto, e non vedrò più
un amico fotografo girare un film
che riassumeva il tutto:
Crimini di pace.


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