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martedì 14 luglio 2020 | 05:42
 Edizione del 10/06/2019
 
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BUON COMPLEANNO LAWRENCE FERLINGHETTI
Lawrence Ferlinghetti può essere considerato, non a torto, più meritevole del Nobel, rispetto ad un Bob Dylan, che in questi ultimi anni ha sconfessato i suoi migliori testi giovanili. Viene da chiedersi, se le sue canzoni contro la guerra e contro un certo tipo di potere, non fossero un modo per cavalcare le onde agitate dal cantastorie Woody Guthry e dagli esponenti della beat generation
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BUON COMPLEANNO LAWRENCE FERLINGHETTI
( VERSIONE TESTUALE )

Il movimento letterario della beat generation, fa riferimento ad un gruppo di amici che avevano lavorato assieme a ridosso degli anni cinquanta fino alla fine degli stessi, raggiungendo una popolarità nazionale. Il gruppo di poeti e scrittori era composto da: Jack Kerouac, il mitico autore di Sulla strada, diventato per alcuni giovani un’autentica bibbia, Neal Cassidy, William Burroughs, John Clennon Holmes, Gregory Corso, e da Allen Ginsberg, autore della poesia Howl che ispirò il cantautore Francesco Guccini per il testo “Dio è morto”. Alla compagnia si aggiunsero in seguito poeti e scrittori come Michael McClure, Gary Snyder e il poeta nero Leroy Jones. Al 1954 risale il loro primo incontro con Lawrence Ferlinghetti. Ferlinghetti nasce il 24 marzo del 1919 nel quartiere newyorchese di yorkers, da padre di origine lombarda, più precisamente bresciana. A questo proposito mi sovviene che alcuni anni fa Lawrence Ferlinghetti venne arrestato nei pressi del “vicolo delle Cossere”, per vagabondaggio presumo, mentre si recava a visitare la casa dei suoi nonni e di suo padre. Fortunatamente fu rilasciato subito con le più sentite scuse. A Brescia, ritorna nel 2017 per una mostra antologica che durò dall’ottobre del 2017 al gennaio 2018. Dopo essersi diplomato nel 1941 viene imbarcato nell’Atlantico e nel Pacifico. Nel 1954, dopo l’incontro con il gruppo della beat generation, fonda la casa editrice City Lights Books, prendendo sotto la sua ala protettrice la maggior parte dei poeti beat. Nel 1956 si offre di pubblicare la poesia Howl (Urlo) di Allen Ginsberg. A causa del visionario poema, Ferlinghetti e Ginsberg subiscono un processo per oscenità. Nel 1958 pubblica una prima raccolta di poesie che ha per titolo “A Coney Island of the mind”, la quale contiene alcuni dei suoi testi migliori. Purtroppo a noi giungerà solo nel 1968 per merito della casa editrice Guanda. Nel 1970 la casa editrice Einaudi, nella sezione letteratura, ci regala il pregevole e originale romanzo “Lei”. È stato sicuramente merito della scrittrice e saggista Fernanda Pivano, coautrice con Cesare Pavese della traduzione dell’”Antologia di Spoon River”, se le opere della beat generation sono giunte in Italia. Ci pensò lei nel 1964 curando l’antologia “Poesia degli ultimi americani”. Numerose sono le antologie dedicate a Ferlinghetti, oltre alla sua biografia curata e tradotta da Giada Diano che ha per titolo: “Io sono come Omero. Vita di L.F.” (Feltrinelli 2008). Per festeggiare i suoi cento anni, Ferlinghetti a voluto regalare a noi, e in contemporanea agli americani, un’autobiografia a ruota libera: “Little boy”. Stranamente una delle sue opere che più mi ha affascinato, contenente monologhi teatrali a volte brevissimi, scritti nei bar su tovaglioli di carta, è pochissimo citata. Ha per titolo “Tremila formiche rosse”. Se mai vi capitasse in mano o su un tablet, o la trovaste in biblioteca, vi consiglio il lungo monologo”L’agente di dogana con i pantaloni alla zuava”. Una volta letto sarà impossibile dimenticarlo. Vi lascio con una sua composizione datata 1955, ma più attuale che mai, come dovrebbe essere la buona poesia.





Il mondo è un bel posto per esserci nati
se non v’importa che la felicità
non sia sempre così divertente.
Se non vi importa un tocco d’inferno
una volta ogni tanto
proprio quando tutto va bene,
perché anche in Paradiso
mica cantano sempre.
Il mondo è un bel posto per esserci nati
se non vi importa che qualcuno muoia
tutti i momenti o magari solo di fame
per un po’ di tempo, il che non è poi tanto male
se non siete voi.
Oh il mondo è un bel posto per esserci nati,
se non vi importano una bomba o due
di tanto in tanto.
Si il mondo è il miglior posto per un mucchio di cose
come far buffonate e fare all’amore
essere tristi e cantare canzoni triviali,
vagabondare guardando ogni cosa
odorando fiori e perfino baciare la gente
e far bambini, e portare pantaloni,
e ballare e andare a nuotare nei fiumi,
a fare picnic e insomma “godersi la vita”.
Già,
ma poi sul più bello di tutto questo
arriva sorridendo
l’imprenditore delle pompe funebri.


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