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venerdì 14 dicembre 2018 | 18:13
 Nr.24 del 29/10/2007
 
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''LA STRADA CHE PORTA A ME''
Labile agenda di viaggio di Adelina Bettinsoli


   Immagine da giovane di Adelina Bettinsoli



   La diciottenne Adelina



   Adelina oggi



   Adelina e nipoti


FILASTROCCHE” CHE SI CANTAVANO QUANDO ERO BAMBINA


Santa Lucia

Soletta e tacita, giti per la via, passa con l'asino Santa Lucia.
Di doni è carica per i bimbi buoni e li deposita su quei balconi.
Son grossi ninnoli, son robe fine, son belle bambole per le ambine.
Regala ai poveri regala ai ricchi, anche agli uccelli getta dei chicchi.
Un grosso bacio, un bel sorriso, tutti le mandano in paradiso.

Filastrocca

Din don, din don, tote le ecie dedré del doni; giòna la ucia, l'altra la cus.
L'altra la fa '1 capei al so murùs.
El so murùs l'è nat en piassa, a eder chei che passa,
ghe passat un'omassì, con d'en ma un libriti,
co la pipa solai nas la polenta la ga pias...
la ga pias co le patate, cif e ciaf so le culate.
La ga pias coi fasuli, cif e ciaf... sol culatì.


Santa Lucia

Nella notte l'asinello trotterella trotterella.
Sulla groppa ha un gran fardello, pieno di ogni cosa bella.
Ci son trottole e barchette. bamboline assai graziose,
fucilini e marionette, palle treni ed altre cose.
Dietro vien Santa Lucia, cara amica dei bambini,
che la sognan già per vìa nei lor candidi lettini.



PIETRO E LA NOSTRA STORIA D’AMORE



Era la primavera del 1940: quella mattina, mi arrivò una lettera da un alpino a me sconosciuto: una dichiarazione d'amore.
Io sono rimasta perplessa e non ho neanche risposto. Dopo qualche giorno ho ricevuto un'altra lettera dove mi spiegava che aveva avuto il mio indirizzo da un ragazzo del paese, che gli aveva anche fatto vedere una mia fotografia; al momento non ho voluto credere perché io le mie foto non le avevo date a nessuno, poi venni a sapere che la foto l'aveva portata via a una mia zia, lui mi faceva il filo io non ne volevo sapere per niente. Per un po' di giorni non ne seppi più nulla, poi mi arrivò un'altra lettera: diceva di amarmi e voleva che diventassi la sua fidanzata.
Allora risposi che prima di rispondere volevo vederlo, perché lui poteva non piacere a me ed io potevo non piacere a lui; eravamo d'accordo che ci saremmo incontrati nella sua prima licenza, intanto ci saremmo scritti fino al nostro incontro. Lui mi mandò una sua foto, ma a me non diceva proprio niente. Ci siamo visti la prima volta solo dopo quattordici mesi perché lui doveva partire per la Grecia e l'Albania, allora ci siamo fidanzati veramente ma ci siamo anche innamorati sul serio. Lui è stato il mio unico e grande amore che è durato fino alla sua morte.
Il nostro matrimonio è stato molto felice coronato da sette figli. Ancora oggi i miei figli mi dicono che la nostra è stata una famiglia felice e la loro giovinezza l'hanno passata serena e tranquilla perché noi la sera prima di andare a letto cantavamo tutti assieme anche se mio marito era stonato, eravamo felici anche se poveri, a quei tempi non c'era la televisione, il nostro diverti-mento era il canto.
Voglio citare solo una frase che mia figlia ha detto a me e a suo padre "Vorrei tirar su i miei figli come voi avete tirato su noi e di questo oggi vi ringrazio con tutto il cuore". Tutto questo mi ha fatto proprio molto piacere.


QUEL GIORNO MI SONO SENTITA PROPRIO GRANDE



Era l’anno 1937, e da soli cinque giorni avevo compiuto quindici anni. Proprio quel giorno nacque un altro fratellino molto bello, robusto che pesava cinque kg e quattro etti. Era un bambino bellissimo ed io me ne sono tanto innamorata che l’ho preso in braccio e l’ho portato in giro per tutto il paese perché tutti lo vedessero.
In quell’occasione mi sono sentita importante, ma ci fu un’altra volta che mi sentii veramente fiera di me stessa ed importante e, precisamente fu quando papà e mamma comperarono, pochi mesi prima dell’arrivo del mio fratellino, una casa vicino alla nostra, ma avevo capito che facevano grande fatica e tanti sacrifici per pagarla.
Senza dire niente a nessuno sono andata a Gardone a cercare un lavoro.
Sono stata assunta presso la fabbrica del signor Bernardelli.
La prima paga, dopo quindici giorni, di ben novantadue lire, l’ho consegnata tutta alla mamma!
Quel giorno mi sono sentita proprio grande e già una donna.
Nella ditta Bernardelli sono rimasta solo un anno, poi sono andata a lavorare per cinque anni nella ditta Beretta e ci sono rimasta fino alla fine della guerra.


LA GUERRA


Quando la guerra scoppiò io lavoravo a Gardone nella fabbrica di armi Bernadelli, poi sono andata a lavorare nella ditta Beretta: nel mio reparto si facevano le canne di tutte le armi:fucili, mitragliatrici e tutti i tipi di pistole.Esattamente io ero addetta al “rigaggio” interno delle suddette canne.
Quando suonava l’allarme si correva al riparo il più in fretta possibile. Beretta aveva fatto costruire una galleria sotto il monte e lì si era al sicuro contro le incursioni aeree nemiche.
Il mio reparto distava circa 300 metri dal rifugio, ma vedendo che non succedeva mai nulla durante gli allarmi, con altri quattro reparti decidemmo di non andare più nel rifugio.
Un giorno arrivarono “i caccia” proprio su Gardone e bombardarono tutte e quattro le fabbriche più importanti di armi della zona: Bernardelli, Beretta, Redaelli ed Arsenale.
Io ero al mio posto di lavoro: mi buttai a terra e, girando la resta vedevo tutte le bombe che cadevano! Mi sembrava proprio che stessero cadendo su di me: il bombardamento durò un quarto d’ora, ma mi sembrò il finimondo!
Non riuscivo più ad alzarmi: ero sorda per il gran rumore e facevo fatica a respirare per la tanta polvere. Intorno a me percepivo che qualcuno diceva che io non mi muovevo più. Io ero paralizzata dalla paura e mi alzai solo con l’aiuto di due uomini che mi aiutarono a rialzarmi: non avevo neanche un graffio! Ci lasciarono andare a casa: presi la mia bicicletta e di corsa feci 14 km senza accorgermi della fatica!
A casa abbraccia la mia piccola di sei mesi e mi sono messa a piangere come non avevo mai fatto. Certo che l’avevo scampata bella!


ANNI ’60 ARRIVA LA TELEVISIONE


Mi ricordo bene la prima volta che ho visto la televisione. Io e mio marito eravamo alla portineria dell'Istituto Pastori. Quando hanno acquistato la televisione, ci hanno dato il permesso di vederla con gli studenti dopo cena, nella sala del convitto. Certo è stata una bella emozione vedere quelle immagini fino a Carosello, io allora avevo quattro bambini, l'ultima non ancora quattro anni; le suore della cucina venivano a prendere Marina dopo l'asilo per farle vedere Topo Gigio, però per le sei dovevano preparare per la cena e la riaccompagnavano giù a casa. Siccome Topo Gigio non era ancora finito lei non capiva perché non poteva mai vedere la fine, così era sempre piangente. Allora mio marito esasperato andò a comperare la televisione: era il 1961.
Un suo amico aveva appena aperto un negozio di elettrodomestici. Mi ricordo bene perché la pagavamo mille lire al mese. Non avevamo la corrente a 220, ha dovuto aggiungere un apparecchio molto pesante, così la potevamo vedere. Vicino a noi vi erano due o tre famiglie di contadini che qualche sera venivano a vedere la televisione specialmente quando il Papa Giovanni XXIII era molto ammalato fino alla sua morte, o anche qualche piccolo film, poi anche la trasmissione del "Maestro" (Non è mal troppo tardi). I miei figli potevano vedere la televisione fino a Carosello poi li facevamo andare a dormire, e con loro andavo anch'io stanca morta perché il mattino dovevo alzarmi per le sei e prepararli tutti per l'asilo o la scuola. Certo è stata una bella invenzione.

IL MIO NOME


Caro nome, solo ora scopro che sei molto importante per me, che sei molto bello e che mi piaci proprio tanto. Non mi sono mai fermata a pensarti. Ora che il professore ci ha dato questa riflessione da fare, mi sembra che, il caro nome, Adelina, sia più bello di prima.
Non so che cosa significhi “Adelina” o se ci sia qualcuno di importante che abbia questo nome, ma ripeto, a me piace più di prima.
So che la mia mamma mi diceva che avrebbe voluto chiamarmi Margherita come la sua mamma, ma il babbo aveva scelto, per me, il nome di Rosina.
Tra i due contendenti fu l’ostetrica che ebbe la meglio e consigliò i miei di chiamarmi con il nome di una cantante in voga a quei tempi, Adelina Patti!
Grazie nome, ora avrò più cura di te!


NOSTALGIA DI UN NATALE


Mancano pochi giorni al Santo Natale, ed io mi sono fermata un momento a pensare alla Santa Festa che si festeggia al giorno d’oggi: che differenza, che enorme differenza con i tempi passati!
Oggi il troppo benessere che c’è attorno a noi non ci si accorge di quanto tutto sia superficiale:tanti soldi, gli euro, spesi in futilità, cose inutili: ovunque in questo periodo c’è un correre frenetico per entrare ed uscire dai tanti negozi sfolgoranti di luci ed addobbi d’ogni genere. Quanto spreco in futilità !
Voglio ricordare con nostalgia un Natale di quando avevo otto anni.
Il nostro parroco metteva sull’altare della Madonna una grande urna di vetro che conteneva Gesù Bambino. Questa statuetta riproduceva Gesù grande come un bimbo vero. Era di cera ed aveva una faccina veramente bella,i suoi occhi erano azzurri ed in testa aveva tanti riccioli biondi con sopra un’aureola d’oro.
Le guance erano rosate e, dalla bocca, usciva una linguetta rossa che spiccava tra due dentini bianchi. Le sue braccia erano alzate come per abbracciare tutto il mondo ed indosso aveva un abitino di raso color bianco ed oro.
Quel giorno ero in Chiesa sola: ho aperto l’urna e mi sono presa in braccio Gesù Bambino e mi sono seduta con Lui sui gradini dell’altare e lo cullavo cantandogli la ninna nanna.
Ad un tratto è entrato in Chiesa il Parroco e, forse per la paura che rompessi il Divin Bambinello, me lo tolse delicatamente dalle braccia e poi mi diede due bei schiaffoni ordinandomi di non avvicinarmi mai più all’urna del Bambino Gesù. Quanto ho sofferto a dover guardare quel Bimbo Santo solo da lontano.

UNA BELLA ESPERIENZA


Presso l’Associazione “Solidarietà Viva” si festeggiano i venticinque anni di vita dedicata alle persone anziane ed ai loro bisogni.
Per questa occasione, voglio raccontare un’esperienza che ho fatto quando avevo sessant’otto anni. Ora ne ho ottantatre.
Mi ero iscritta alle 150 ore per il recupero delle classi medie che non avevo frequentato. Al momento dell’iscrizione, sicura che mi stessi iscrivendo ad un corso per anziani, non ho chiesto informazioni ulteriori.
Il primo giorno di scuola mi sono trovata in classe in mezzo a tanti ragazzini: al momento mi sono spaventata, poi ho chiesto ed ottenuto di parlare con il Preside. Lui mi ha tranquillizzata ed incoraggiata a proseguire:se proprio mi fossi sentita a disagio o se non ce l’avessi fatta, averi potuto ritirarmi quando volevo.
Più andavo avanti con le lezioni, più mi entusiasmavo e mi piaceva molto frequentare in quella classe anche se ero la più anziana di tutti.
La classe era formata anche da varie signore:una aveva quarantasette anni, un’altra ne aveva trentacinque, c’erano poi due “ragazzi” di trentadue anni, ed infine c’erano altri sedici ragazzi che avevano circa sedici, diciassette anni.
Il nostro corso, formato da due gruppi, uno al mattino ed uno nel pomeriggio è stato ricevuto anche dal Sindaco di Brescia che, mentre eravamo in colloquio, ci ha incoraggiato a proseguire con diligenza e con buona volontà.
In quei giorni doveva venire in Brescia il Capo dello Stato: per quell’occasione in Comune avevano aperto la Sala dei Quadri ed il Sindaco ha chiesto al messo comunale di mostrarcela: il messo è venuto da me credendo che fossi la professoressa che accompagnava il gruppo!
“Io sono un’allieva” gli dissi, e gli mostrai il nostro giovane professore di soli trentadue anni.
Dopo questo simpatico equivoco sono stata, bonariamente, presa in giro per un po’.
Il giorno degli esami il corso era al completo e non divisi in classi; una signora la sentii dire che era contenta che fossimo tutti insieme perché finalmente avrebbe potuto conoscere “ questa Bettinsoli che mi ha fatto tanto tribolare”.
Sentendo questa frase sono rimasta male, al primo momento, poi mi sono avvicinata a lei e le ho chiesto che cosa le avessi fatto di male per meritarmi quel suo sfogo.
Sorridendo la signora mi rispose che il professore diceva alla sua classe che erano tutti dei somari rispetto alla classe dove c’era Adelina, e che il professore leggeva a loro i temi della stessa Adelina perché imparassero come si doveva svolgere un elaborato!
Ho dovuto sostenere anche, tra gli altri, l’esame di inglese ed io ho scelto di svolgere un breve tema dal titolo “Conduttore di taxi”, suscitando ilarità da parte sia dei ragazzi che della commissione.
Con mia grande soddisfazione, sono stata promossa a pieni voti e sono stata portata in braccio dai miei compagni che mi hanno fatto fare il giro di tutta la scuola!
Sono stata felice di aver fatto questa esperienza meravigliosa: mi ha fatto conoscere tanti amici che non dimenticherò mai.

MASSIMO, IL MIO NIPOTINO, HA SCRITTO QUESTA DEDICA PER ME


La mia nonna Adelina è un tipo
in gamba; quando c'è
il sole, esce di casa per andare
dal giornalaio, un suo vecchio amico.
Che fa perder delle ore a parlare.
Dopo se ne va dal macellaio
che le regala sempre qualche
bottìglia di vino per i suoi amici.
Ma invece se c'è brutto tempo
prima di tutto dà da mangiare
al suo gatto Topazio che ha
chiamato così perché quando
glielo hanno portato incominciava
la telenovela Topazio. Dopo si
siede sulla sua poltrona a
cucire qualche maglioncino,
per uno dei suoi nipotini, con
un'espressione felice. E' una
donna magra, con capelli
bianchi, occhi azzurri e quando
deve mettere gli occhiali, se li mette
sulla punta del naso che a me
fa divertire molto, poi alza gli occhi
e mi guarda con un'espressione
molto buffa. Quando vado da
lei, qualche pomeriggio, mi diverto
molto perché mi porta in giro
dalle sue amiche un po' strane e divertenti.


UN CORSO PER OPERATORI VOLONTARI


Vivevo in casa con mia suocera che era stata colpita da “ Demenza senile” e poi mio marito ha avuto una trombosi cerebrale: la prima l’ho seguita per circa quattro anni e mio marito l’ho assistito, invece, per circa cinque anni.
Non sapevo niente di queste malattie ed ignoravo le manifestazioni delle suddette malattie: con i miei cari ammalati “lavoravo” sempre in modo nervoso e male. Mi sono decisa quindi a seguire un corso per Operatori Volontari. Attraverso le lezioni e le spiegazioni del medico, ho potuto conoscere meglio il perché di certi comportamenti dei miei malati e le cose sono andate meglio.
Seguire un corso da parte dei familiari che hanno malati in casa,lo ritengo giusto e necessario per rendere la difficile situazione di assistenza più facile.
Le istruzioni ricevute mi sono state di aiuto anche quando ho assistito una mia vicina di casa, una casalinga di circa settant’anni ed invalida da sedici mesi. In seguito ad una caduta, la signora si è rotta il femore: viene operata una prima volta, ma qualche cosa va storta, e deve essere di nuovo messa sotto i ferri! Grazie a Dio, per tutto quello che serve in casa c’è un buon marito e ci sono anche i figli che provvedono, io andavo dalla signora per farle compagnia quando era sola: scherzando e ridendo un paio d’ore trascorrevano serene. Dopo questi momenti trascorsi in serenità, la signora era più tranquilla anche con i parenti che l’assistevano ed il marito avrebbe voluto che io andassi dalla moglie molte più volte.
Anche in questo il corso mi è servito: per farmi capire che una persona costretta sempre a casa, con l’andare del tempo diventa intrattabile, nervosa e sfoga poi sui familiari tutta la sua frustrazione.
Da questa ammalata sono stata accolta molto bene ed ho capito che la mia semplice presenza ha portato serenità e gioia: fino a che ne avrò la forza continuerò a svolgere questo servizio di assistenza a chi ne avrà bisogno e che avrà piacere di trascorrere con me qualche ora del mio tempo libero.


2 APRILE 2000: UN EVENTO IMPOSSIBILE DA DIMENTICARE


Domenica 2 aprile 2000. Ero stata invitata da mia figlia Monica per il pranzo domenicale, ci sarebbero stati anche mio genero Roberto ed il mio nipotino Luca.
Mio figlio Bruno, che era venuto a salutarmi con la sua famiglia (la moglie Muriel ed i loro due bimbi Jacopo e Samuele) si erano fermati più del solito offrendosi di accompagnarmi da Monica.
Io avevo,però declinato l’invito perché avevo un impegno con l’Associazione Solidarietà Viva e mi sarei dovuta recare con tutto il gruppo dei volontari in una casa di riposo per fare loro animazione.
Eravamo tutti riuniti a parlare: erano esattamente le ore undici, quando abbiamo sentito un boato terribile che ha fatto tremare vetri e finestre. Mi sono affacciata alla finestra, ma non si vedeva niente: chiudendo la finestra ho ai miei che qualcosa di brutto doveva essere successo, me lo sentivo nel sangue!
“Qualcuno si è fatto molto male” continuavo a ripetere a me stessa, non pensando mai che proprio la casa di mia figlia era saltata in aria a causa di una fuori-uscita di gas provocando ben cinque morti tra cui mio genero di quarantatre anni ed il mio nipotino di solo otto anni.
Mia figlia, grazie a Dio, si è salvata anche se è volata fin sul tetto della casa vicina!
E’ stata una tragedia che ha segnato tutta la mia grande famiglia.

LA FAMIGLIA: CHE COSA VUOL DIRE ESSERE MOGLIE E MADRE


Il mio è stato un matrimonio molto felice coronato dalla nascita di sette figli. Ancor oggi i miei tesori, i miei figli, mi dicono che la nostra è stata una famiglia felice e che la loro giovinezza l’hanno trascorsa serena e tranquilla. Una mia figlia, proprio poco tempo prima che mio marito ci lasciasse, ci ha detto che voleva allevare i suoi figli nello stesso modo in cui noi avevamo allevato lei e gli altri figli e ci ringraziava di tutto cuore per quello che avevamo fatto.
A quei tempi eravamo davvero felici anche se poveri.
Parlare della famiglia è un compito molto particolare: è difficile spiegarlo, ma cercherò di essere più precisa che posso per spiegare che cosa significa il mio titolo.
Essere moglie significa avere coraggio, pazienza e tanta buona volontà. Vivere con una persona che ami molto,cioè sposarsi è un cambiamento radicale, ti cambia la vita.Da fidanzati tutto sembra andare sempre bene…ma da giovani sposi, ogni giorno porta con sé qualche nuova sorpresa: con pazienza e tenacia bisogna cercare di accettare le idee, le abitudini ed i comportamenti del compagno con il quale hai scelto di trascorrere il resto della tua vita.
Non si può costruire una buona famiglia, se non si usa entrambi buona volontà a fare sempre del nostro meglio per superare le difficoltà che non mancano mai in una normale unione.Parlando e dicendo le proprie idee, serve per far funzionare il proprio nucleo familiare.
Arrivano poi i figli: essere genitori comporta altre rinunce e sono dell’idea che il marito è come un figlio primogenito e che lui ha sempre bisogno del suo spazio.Se non ci scorda questo particolare la famiglia sarà impostata con amore e condivisione di tutte e due i genitori, nel bene e nel male e il e, quello speciale nucleo familiare, sarà una buona famiglia.

UNA MAPPA PER ATTRAVERSARE L’ARCIPELAGO… DELLA MIA VITA


SI PARTE…anzi no, prima di salpare bisogna che controlli la mappa se voglio attraversare l’arcipelago della mia vita!
Un arcipelago è un paesaggio molto variegato composto da isole belle o inospitali, pericolose o felici da spiagge, vulcani, montagne, laghetti, scogli, strapiombi ecc. e così anche la storia della mia vita può essere rappresentata in questo modo. Venite con me e vi mostrerò il mio arcipelago!
Ecco, guarda quante isolette ci sono qua e là in mezzo al mare e poi vedo delle montagne, dei boschetti. Questi luoghi ritornati alla mente li ho visualizzati con tante fotografie che mi hanno portato a dei ricordi, desideri ed emozioni che pensavo ormai di aver dimenticato e di non provarli mai più.
Il mio ricordo va a tanti anni fa quando mi sarebbe tanto piaciuto viaggiare, ma i miei viaggi li ho potuti fare solo con la fantasia e con tanto entusiasmo, proprio come se li avessi fatti davvero! Sorrido, sì sorrido anche con gli occhi: so che i miei viaggi…resteranno sempre …bellissimi sogni.

PORTI, RIFUGI, RIPARI DA CUI PREDNDERE IL LARGO


Il mio ricordo torna volentieri ad un luogo della mia infanzia che ho particolarmente amato e al quale, con la memoria mi capita talvolta di ritornare.
Mi rivedo giovane sposa, pronta ad incominciare una nuova vita con mio marito Pietro.
Lasciato il mio porto, Lodrino, dopo il matrimonio, parto e mi stabilisco a Caino dove inizio la mia nuova vita di moglie serena e felice.
La nuova sistemazione mi piace e mi trovo molto bene anche se, per tutta settimana resto sola in compagnia dei miei suoceri: il mio Pietro infatti ritorna dal lavoro solo il sabato e deve ripartire il lunedì successivo.
Poco tempo dopo, riparto felice verso un altro porto: con mio marito sono stata assunta alla “Pastori”come bidella e vi rimango per ben trent’anni! Questo sì che è stata un porto sicuro, un rifugio, un riparo!
Rivedo ora il momento in cui Pietro è andato in pensione: si riparte di nuovo e questa volta si naviga fino a Gavardo dove ci stabiliamo per cinque anni.
All’orizzonte nuvole scure si avvicinano: Pietro si ammala molto seriamente ed ha bisogno di continue cure presso l’Ospedale Civile di Brescia.
Si riparte un’altra volta e approdiamo al Villaggio Prealpino dove ancora abito da ben ventisei anni. Penso proprio che questo sia il mio ultimo porto!
Oggi sono anziana, ma serena perché, se guardo indietro, rivedo con gli occhi del cuore e ricordo tante di quelle cose belle e.. brutte.
Quanti porti ho visto, quanti rifugi ho trovato sulla mia strada e quanti ripari ai quali , con il pensiero torno spesso: ricordo e rivedo la mia vita che è stata senz’altro vissuta molto intensamente, ma ricca di tante emozioni ed avvenimenti da non scordare.

A VELE SPIEGATE O COME NAUFRAGHI ALLA RICERCA DI UNAPPRODO


Lungo il viaggio della mia vita, ci possono essere ricordi che si vorrebbero dimenticare in cui ci si è sentiti come naufraghi alla deriva e poi ci sono ricordi che si desidera ritrovare ogni giorno perché si era felici ..con il cuore in poppa.
Nella mia vita ho fatto parecchi traslochi, ma mi sentivo sempre con le mie vele spiegate e non mi sono mai sentita “una derelitta”.
L’entusiasmo mi accompagnava sempre perché sapevo che sarei andata a conoscere luoghi diversi, che avrei incontrato nuovi amici e che avrei conosciuto abitudini diverse.
Il mio carattere mi ha portato a trovarmi bene con tutti e non ho mai fatto fatica ad inserirmi nei nuovi ambienti dove mi venivo a trovare, dopo un trasloco.
Anche per me c’è stato un brutto momento in cui mi sono sentita “un naufrago alla deriva” ed esattamente quando fu distrutta la vita di mia figlia.
In un attimo, a causa di una fuori-uscita di gas non avvertita, l’appartamento sottostante quello in cui viveva la famiglia di mia figlia , è saltato in aria, portando via anche tutto quello che c’era sopra.
IN quella disgrazia terribile hanno perso la vita mio genero di soli quarantatre anni ed il mio nipotino di soli otto anni.
In un attimo Roberto e Luca sono stati disintegrati completamente.
Mia figlia Monica si è salvata “volando” letteralmente con il tetto sulla casa vicina.
In quel terribile momento mi sono sentita un vero naufrago alla deriva : è dovuto passare molto tempo prima di ritrovare un porto per fermarmi.

CONSIGLI E SUGGERIMENTI RICEVUTI DA… UNA RIVISTA


Voglio parlare di “Madre” una rivista a cui mi sono abbonata nel 1947 che ho sempre trovato intelligente, ricca di consigli e suggerimenti, scritta molto bene ed adatta soprattutto alle famiglie e dove sono stati sempre riportati argomenti di facile comprensione ed anche riposanti.
Scrivo volentieri di questa rivista perché la ricordo con tanta simpatia e mi ha aiutato tanto con i suoi consigli per ben sessant’anni.
“Madre” mi ha seguito in tutti i miei spostamenti di casa e non mi stancherò mai di dire che mi ha sempre aiutato e sollevato sia nei momenti felici, sia in quelli difficili e dolorosi della mia vita: a volte è stata preziosa consigliera per risolvere certe mie personali situazioni… burrascose.
Ricordo in particolare un giorno: mentre ero intenta a sfogliare la rivista “Madre”, ho risposto in modo sgarbato ad una richiesta di mio marito, non ricordo più il perché; lui è uscito dalla stanza sbattendo la porta ed io ho ripreso a leggere il mio articolo!
Ad un tratto un trafiletto ha attirato la mia attenzione: diceva infatti che bisognava “trattare con dolcezza il proprio marito, il quale, se non avesse trovato in casa comprensione, probabilmente, la felicità l’avrebbe cercata fuori casa”!
Ho lasciato subito la mia rivista e sono corsa in portineria dove c’era Pietro e gli ho chiesto scusa per come gli avevo risposto.
Pietro mi ha abbracciato ed anche lui si è scusato con me: da allora ho avuto sempre molta prudenza e non ho più litigato con lui.

TURISTA DI ME STESSA


Questa volta per l’esercizio che devo svolgere, mi devo immaginare una turista che rivisita alcuni momenti della propria vita: ecco qui una sequenza di anni con accanto un particolare ricordo ad essi collegato:

quando avevo 3-4 anni………è morta la mia nonna paterna; a 10 anni……….avrei voluto andare ancora a scuola; a 20 anni………mi sono sposata; a 60 anni………sono rimasta vedova

DIARIO DI BORDO, QUOTIDIANI PRENSIERI


Rileggendo quanto ho scritto, mi rendo conto che in tutti i miei ottantaquattro anni (e sono tanti!) sono successe tante cose: quanti episodi buoni o tristi mi sono tornati in mente!
Con la memoria ho rivisto tante persone care che ci hanno lasciato, ma anche tante gioie come la nascita dei miei figli ed il vederli, di giorno in giorno, crescere, formarsi una loro famiglia, e gioire poi dell’arrivo dei nipoti e dei pronipoti!
Oggi mi accorgo che sono una “matriarca”e ne sono orgogliosa.
Non vorrei sembrare presuntuosa, ma sono proprio contenta quando vedo tutta la “mia discendenza”nelle nostre due riunioni annuali!

RIFLESSI NEL TEMPO


Stamattina ho preso uno specchio e mi sono guardata bene in faccia e mi sono detta: “Che cambiamento ho fatto in tutti questi anni!”Ne sono passata ben ottantaquattro.
Il mio sguardo si è soffermato sulle tante belle rughe e mi sono chiesta se ogni ruga fosse un dispiacere poiché ne ho avuti tanti. Ora, grazie a Dio, sono passati ed io, nonostante la mia età, sono ancora qui ed in buona salute; non posso lamentarmi perché, dopo tutto, non mi sento ancora “rimbambita” nonostante il tempo passato.
Sono serena e tranquilla, contenta della mia vita passata ed fiduciosa di poter trascorrere altri giorni in compagnia di amici, fin quando Dio vorrà.

IL PAESAGGIO DELL’ANIMA: IMPROVVISAMENTE MI RICORDO


Una delle ultime mattinate trascorse con i miei compagni del gruppo della memoria, mi è stato data una bellissima immagine di montagne coperte di neve.
Guardandola mi ha preso tanta nostalgia delle “mie montagne” quando anch’esse erano coperte di neve ed il sole splendente, faceva brillare tutto intorno.
Nell’azzurro del cielo limpido dell’immagine, anche io ero là e mi guardavo intorno, e mi commuovevo nel rivedere con il ricordo, il mio bellissimo paesello.
Oggi non è più così: quando d’estate torno nei miei luoghi natii, guardo i miei monti con l’occhio dell’anima e rimpiango il tempo che passato.
Dentro la mia anima mi sono sentita limpida e serena come l’immagine che avevo davanti: bellissime montagne che mi hanno riportato indietro nel tempo, il solo guardarle mi hanno fatto sentire commossa, serena e felice.

CONCLUSIONE


In queste pagine ho scritto la mia infanzia, la mia giovinezza, la mia grande storia d’amore, la guerra, il lavoro, la famiglia e che cosa vuol dire essere figlia, sposa, madre, nonna e poi bisnonna, ed ancora sono stata invogliata a fare…un viaggio della mia vita.
Ora tutti i miei figli si sono formati una loro famiglia; da anni sono sola, e mi ritrovo a ottantaquattro anni ancora in buona salute e con la mente buona.
Vorrei tanto tornare indietro col pensiero, nei miei ricordi che sono tanti.
Non rimpiango nemmeno un giorno della mia vita, fanno parte di me, anche i momenti bui, le tragiche disgrazie, le persone che sono venute a mancare e tutte le tribolazioni di una madre di sette figli. Non rimpiango proprio nulla, lo dirò sempre e lo ripeterò ancora: nonostante tutto, ho avuto una vita felice. La vita val sempre la pena di essere vissuta fino in fondo, ed io l’ho vissuta pienamente.
Adesso vivo la mia vecchiaia con tranquillità, sono molto serena ed in me c’è molta gioia ancora di vivere…tutto il tempo che Dio vorrà.


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